Come fare per pulire e lucidare un mobile antico.

Un mobile antico è particolarmente pregiato quando si trova in buone condizioni e non si presenta opacizzato o con colori spenti. Tra i vari mobili antichi, ci sono quelli rifiniti a cera e con lucidatura a tampone. Le caratteristiche di quest’ultima sono subito evidenti; infatti, si tratta di mobili lucidi a specchio, che esaltano le tonalità e le venature del legno specie quando hanno radiche pregiate come mogano, tuja e palissandro. La lucidatura a tampone (se il mobile è piuttosto vecchio) perde il suo splendore ma, è possibile ridargli tono con l’applicazione di una nuova mano di alcool e gommalacca che sono gli elementi fondamentali per questo tipo restauro. 

La lucidatura a tampone è quindi l’insostituibile sistema che possa esistere; la sua applicazione richiede soltanto pochi materiali come l’alcool, la gommalacca (a scaglie), un tampone fatto artigianalmente, olio di lino e pomice in polvere. Il resto è un gioco di braccia e di muscoli. La lucidatura a tampone, infatti, diventa sempre migliore, man mano che si procede con la finitura. Restaurare un mobile antico con questa tecnica richiede quindi dei passaggi fondamentali. Bisogna innanzitutto rimuovere la vecchia patina, portando a nudo il legno che in genere e di rovere impiallacciato con piuma di mogano, e nei casi più pregiati con il palissandro. Il primo passo è usare uno sverniciatore (applicabile a pennello), che scioglie l’alcool e la gommalacca preesistente fino a poterle asportare con una spatola. A questo punto dopo eventuali altri interventi di restauro quali incollature di pezzi staccati o crepe (usare colla di pesce o di coniglio), si procede con il lavoro che conduce alla finitura a tampone. Con della carta abrasiva, si leviga la superficie per eliminare i residui di gommalacca. Le carte abrasive sono disponibili di diverse grane e secondo l’entità del danno, si può scegliere quella più indicata. Per evitare inoltre di fare dei solchi o creare degli avvallamenti, la carta va incollata su un pezzo di legno liscio e perfettamente in piano, in modo da poterla utilizzare perfettamente perpendicolare al piano del mobile. A questo punto, va usata una spugna leggermente bagnata in acqua, allo scopo di asportare la segatura che si è nel frattempo accumulata a seguito della fase di carteggio. Il mobile adesso è pronto per essere trattato e rifinito a tampone. Per prima cosa a pennello si applica dell’olio di lino, e si lascia in posa per una buona mezz’ora, per poi passarne un’altra mano. Questa è una fase importante poiché il legno, vecchio e disidratato, ha bisogno di nuova linfa e l’olio di lino è il prodotto migliore. 

Adesso,si può passare alla preparazione del tampone che serve anche per stendere l’olio di lino sulle superfici interessate. Si tratta di un ritaglio di tela di circa 10 x 10 centimetri in cui viene arrotolato un batuffolo di cotone. Nel caso specifico, si procede con la spalmatura dell’olio di lino, agendo con il tampone e premendolo leggermente sulla superficie del tavolo in forma ellittica, per evitare striature. La pomice è un ottimo elemento per smerigliare la superficie e renderla liscia e setosa. Inoltre il tampone va continuamente imbevuto nell’olio di lino ogni qual volta, si asciuga e a ogni passata, bisogna poi aumentare la pressione sul piano da lucidare. L’applicazione del colore originale del legno, viene in genere fatta con aniline, ricavate in modo naturale dal legno stesso, quindi sono disponibili tutte le tonalità comprese quelle pregiate. Dopo averla sciolta in alcool, si applica a pennello e si lascia essiccare. Una seconda mano è tuttavia necessaria per poterla far diventare compatta. Soltanto adesso s’interviene con il tampone, imbevuto in una miscela di alcool e gommalacca che con passate frequenti, consente di lucidare il mobile alla perfezione. Anche in questo caso, una leggera pioggerellina di pomice aiuta a levigare la superficie. La lucidatura a tampone, appare evidente man mano che si procede con il lavoro e tra una passata e l’altra, deve trascorrere almeno dodici ore, coprendo l’oggetto con un telo bianco per proteggerlo dalla polvere che si annida nell’ambiente.

Per un buon risultato occorrono almeno tre mani di alcool e gommalacca, e quando la superficie diventa simile a quella di uno specchio, va rifinita con una mano finale, utilizzando un tampone nuovo appena imbevuto in alcool in modo da rimuovere definitivamente i cristalli residui di gommalacca, e rendere la superficie definitivamente liscia e setosa. Questo lavoro non è difficile, ma è ideale per chi ha una certa dimestichezza con l’arte del restauro e del bricolage, e non adatto per i principianti. In questo caso il consiglio migliore è quello di affidarsi a esperti e professionisti del settore, per evitare di commettere errori irreparabili.

Quante sono le fasi di lucidatura dei mobili antichi?

restauro mobile anticoUn mobile antico è un bene prezioso, non solo dal punto di vita strettamente economico, ma soprattutto per quel che rappresenta in termini di ricordi o per le emozioni che evoca il trovarsi di fronte a qualcosa che ha “vissuto” in epoche passate.

Innanzitutto bisogna forse fare un po’ di chiarezza su cosa si intende per mobile antico.
Se è vero che ci si può fidare degli antiquari, è altrettanto vero che avere un minimo di conoscenza degli stili e delle tecniche di fabbricazione che si sono evolute nel corso dei secoli, aiuta non solo a sapere esattamente cosa si ha di fronte, ma anche a saperlo trattare nel migliore dei modi.
Un mobile antico non sarà mai lisciato o verniciato nella parte posteriore: i legni dei mobili antichi sono sempre tagliati a mano.
Le giunzioni non avranno colla o chiodi, ma incastri a coda di rondine o cavicchi in legno. Un tarlo avanza nel legno procedendo a spirale; se uno spillo entra nel buco di un tarlo dritto in profondità, non è stato l’insetto a fare il buco.
Ci sono molte altre informazioni per definire con sicurezza l’antichità di un mobile, ma diamo per scontato di essere di fronte ad un esemplare d’epoca e vediamo come trattarlo per farlo durare a lungo, in tutta la sua bellezza.

Un mobile antico ha inevitabilmente i segni del tempo. Possono essere cambiamenti dovuti al naturale scorrere degli anni, poiché il legno risente delle condizioni ambientali a cui è sottoposto, o segni di usura dovuti all’uso costante per cui è servito. Queste possono essere definite le tracce naturali ed inevitabili che il tempo lascia sulle cose, oggetti d’arredamento compresi.
Ci sono poi i segni degli interventi operati di proposito dall’uomo e si possono riassumere nella scarsa cura o anche nella cura eccessiva ed errata. Una pulizia trascurata può aver portato il legno ad essere sporco, incrostato o ammuffito, oppure pulizie continue ed esagerate possono aver consumato la superficie e arrotondato gli spigoli. Si tratta di interventi che possono minare la salute del mobile stesso.
Infine, spesso l’uomo ha mutilato i pezzi di arredamento per incastrarli in spazi particolari, stretti ed angusti.

Se acquistiamo o ci troviamo ad avere un mobile che ha bisogno di essere rimesso a posto, possiamo procedere seguendo pochi, ma importanti consigli.
La prima, importante ed inevitabile fase è quella di una pulizia molto accurata, che elimini polvere, macchie e sporco anche dagli angoli più nascosti.
Per pulire un mobile con finiture a cera si può usare uno straccio imbevuto di essenza di trementina; per un mobile con finiture in gommalacca si usa una miscela di 100 ml di trementina, 50 ml di alcool a 94° e 50 ml di olio paglierino.
Si tampona accuratamente ogni parte con uno straccio di cotone e si ripassa con un panno morbido.
A volte la vernice è molto rovinata e la cosa migliore è eliminarla.
Se è necessario toglierla, conviene cominciare con sistemi blandi ed arrivare a quelli drastici solo in caso di necessità.
Un metodo abbastanza “dolce” consiste nel passare il legno con alcool a 94° che, da solo, asporta gli strati vernice. Se questa operazione non è sufficiente, si può provare con uno sverniciatore apposito per legno, da usare con lana di vetro o spatola di legno duro; bisogna seguire attentamente le istruzioni fino a togliere ogni strato di vernice e terminare con una passata di alcool.
Sistemi drastici come l’utilizzo di soda caustica vanno lasciati agli esperti ed evitati su mobili di grande pregio.

A questo punto, vediamo come lucidare il mobile.
La lucidatura a gommalacca dona un gradevole aspetto di lucentezza ed è asciutta e morbida al tatto. Prodotta da un insetto, la gommalacca è venduta in scaglie di colore chiaro, da diluire in alcool a 94 gradi in percentuale di circa il 30 – 50 %, o anche già pronta all’uso.
Il metodo migliore per trattare mobili antichi è quello a tampone. Richiede un po’ di tempo e pazienza, ma il risultato sarà soddisfacente. Il tampone va fatto con un quadrato di tela di cotone al cui centro va posta una pezzuola di lana non colorata, imbevuta di soluzione di gommalacca e strizzata. Chiudendo i lembi della pezzuola e torcendoli si ottiene il tampone da passare sul mobile.

In prima fase si procede alla pomiciatura, ovvero l’otturazione dei pori del legno per ottenere una superficie liscia. Si spolvera il mobile con polvere di pomice e si passa il tampone energicamente per farla penetrare. Il tutto va ripetuto finché la superficie non appare perfetta, ma le ultime mani possono essere date senza pomice, per non rischiare macchie biancastre a lavoro finito. Non deve rimanere traccia del pomice.

Dopo almeno un paio di giorni, si passa alla lucidatura, con un tampone nuovo. Conviene dare più mani di gommalacca maggiormente diluita, a distanza di giorni tra l’una e l’altra, piuttosto che poche passate con gommalacca più densa. Si passa il tampone seguendo le venature del legno e quando è asciutto, lo si fa scorrere via da un bordo, per imbeverlo di nuovo.
Nella seconda mano, quando la prima è perfettamente asciutta, si disegnano forme curve, come degli 8 , e poi dei cerchi. Ad ogni mano la gommalacca dovrebbe essere più diluita, ed in genere bastano 3 – 4 mani, a distanza di giorni l’una dall’altra, perché il mobile acquisti un bell’aspetto.

L’ultima fase è quella della brillantatura, impegnativa, ma anche di soddisfazione. Con un tampone nuovo, impregnato di gommalacca molto diluita, si eliminano eventuali segni, tracce di olio ed imperfezioni.
Il risultato sarà una lucidatura asciutta e brillante, per un mobile rinato.

Scrivere per restaurare le nostre vite.