Valvola salvamanometro perché installarla

Uno strumento di sicurezza molto importante è la valvola salvamanometro che viene utilizzata per proteggere gli strumenti di misurazione. È davvero indispensabile il suo utilizzo per proteggere il manometro e come deve essere utilizzata correttamente?
Ecco alcuni utili suggerimenti.

Che cos’è la valvola salvamanometro

Una valvola salvamanometro è uno strumento di sicurezza che viene installato su un impianto a pressione. Il suo funzionamento consente di escludere alcuni macchinari dall’ingranaggio complesso ad esempio di una catena di montaggio, in modo da evitare che possano comportarsi dei problemi dovuti ai cosiddetti colpi d’ariete oppure legati ad una situazione di sovrappressione. Il salvamanometro, quindi, ha lo scopo di attuare una riduzione delle temperature del fluido elevate in modo che l’impianto non possa scoppiare. Solitamente questa valvola ha una forma a pistone che ha una sorta di molla pre-caricata. Quando la pressione del fluido è nella norma, la molla ha la funzione di lasciare la valvola in posizione aperta. Se, invece, la pressione del liquido aumenta superando anche quella della molla, allora scatta il meccanismo di chiusura della valvola che salva l’impianto. Come si può notare, quindi, il suo funzionamento è molto semplice ma occorre che sia perfettamente tarata e progettata per essere efficace. Per questo motivo occorre rivolgere la propria attenzione esclusivamente verso prodotto di qualità, realizzati da aziende che hanno una vasta conoscenza del settore e sono in grado di realizzare valvole salvamanometro dalle grandi performance.

Perché è importante la valvola salvamanometro

Per ridurre gli eccessi della pressione non c’è nulla di meglio della valvola salvamanometro. Ma perché è così importante utilizzarla? In un impianto di produzione, il manometro riveste un ruolo fondamentale perché è quello deputato a regolare il flusso della pressione al suo interno. Proprio per questa sua particolare funzione, però, è sottoposto a continui stress che ne possono compromettere la funzionalità. Sicuramente l’aumento della pressione è il pericolo più grave ma non l’unico. Infatti un altro pericolo molto frequente e grave è quello legato alle vibrazioni che i cambiamenti di pressione possono causare. C’è poi un altro problema che è quello caratterizzato dalla possibile presenza di liquidi pericolosi e corrosivi come l’acido solforico. Se per ovviare alla presenza di acido si può utilizzare un separatore a membrana, per risolvere il problema di pressione e quello delle vibrazioni non c’è nulla di meglio che utilizzare una valvola salvamanometro che si attiva in caso di necessità, salvando così il funzionamento dell’impianto.

Quali tipi di valvola salvamanometro utilizzare

Esistono diversi tipi di valvola salvamanometro, ognuna con delle caratteristiche specifiche. La valvola “salvamanometro” serie VSM di AM&C Italy è un prodotto di estrema qualità, pensato per proteggere il manometro anche in situazioni molto estreme in quanto funziona a temperature che vanno da -25°C a +120°C. Fra gli altri prodotti che possono essere utilizzati per salvaguardare gli impianti industriali ci sono anche le torrette di raffreddamento per manometri serie TF che sono degli strumenti di sicurezza che vengono impiegati a tutela del manometro e installati fra lo stesso e il processo per proteggerlo dalle temperature troppo elevante. Anche i gusci protettivi in gomma per manometri serie CG sono fondamentali per preservare un impianto: la ditta AM&C Italy ne produce di diversi tipi che si adatta a qualunque tipologia di macchinario, scegliendo materiali di qualità e sfruttando tecnologie estremamente avanzate.

Le valvola salvamanometro di Automazioni Misure & Controlli 

AMC Italy è il nome di riferimento per la produzione e la vendita di valvola salvamanometro. L’azienda romana nel corso degli anni è riuscita a crearsi un know how molto specifico in quanto ha un reparto di produzione specializzato nella realizzazione di strumenti di pressione e non solo. Il suo team è altamente skillato nel settore degli strumenti di pressione e misurazione in ambito industriale per cui non sono è in grado di realizzare dei prodotti estremamente personalizzati ma anche di ottima qualità, sia in termini di performance che di risultati. L’azienda offre anche un servizio di montaggio, di manutenzione e di assistenza tecnica. Uno dei punti di forza di AM&C Italy è sicuramente quello di avere un magazzino estremamente fornito sia per quanto riguarda le valvole salvamanometro che per tutti gli altri che fanno parte del suo catalogo: questa ampiezza di assortimento consente di riuscire ad evadere ogni ordine nel giro di 24/48 ore al massimo, per soddisfare le necessità di tutti quei clienti che non possono interrompere la propria produzione in caso di guasto alle valvole già installate o che hanno necessità di garantire la massima sicurezza ai propri impianti.

L’ufficio commerciale di AM&C Italy è disponibile per tutti i clienti che hanno la necessità di chiedere maggiori informazioni e un preventivo gratuito per i prodotti di proprio interesse.

Acquisto diamanti in contanti

Il  negozio specializzato di Banco Diamanti si occupa dell’acquisto di diamanti, anche in contanti, mettendo a disposizione dei clienti la grande professionalità ed esperienza del suo servizio e dei suoi addetti.

Quando si pensa ai diamanti viene subito a mente l’idea di una pietra estremamente preziosa e rara, caratterizzata da una grande forza e persistenza, che la porta ad essere la pietra preziosa più dura in natura. Infatti nonostante il tempo e i grandi cambiamenti alla quale la natura ha assistito, i diamanti mantengono, sin dall’antichità, il primato di pietra più preziosa e rara.

Banco Diamanti si occupa proprio dell’acquisto di diamanti di ogni qualità e tipologia. Il nostro team è formato da grandi esperti gemmologi, che effettuano, ogni giorno, quotazioni gratuite dei vostri diamanti, attraverso una valutazione attenta in relazione al valore reale e alla rarità della gemma. I fattori che vengono considerati al momento della valutazione sono quattro e sono identificati comunemente come le quattro C, ovvero cut, colour, clarity e carat.

Il nostro personale altamente qualificato, addetto all’acquisto di diamanti, vi offrirà una consulenza gratuita illustrandovi le caratteristiche della vostra gemma, in modo da farvi comprendere al meglio le nostre valutazioni in merito.
Banco Diamanti acquista qualsiasi genere di diamante, a prescindere dalla caratura e dal taglio, da quelli più puri a quelli con più imperfezioni, da quelli più colorati a quelli più trasparenti. Nel caso possediate un diamante con certificato, il valore della gemma andrà ad innalzarsi, considerando che si tratta di una pietra preziosa corredata di una garanzia affidabile. Ma noi di Banco Diamanti non compriamo solamente diamanti forniti di certificazione, ma offriamo valutazioni di diamanti anche privi di documento ufficiale.

Quali sono i parametri per valutare un diamante?

Come accennato in precedenza, per effettuare la valutazione di un diamante vengono presi in considerazione quattro fattori, denominati comunemente anche 4 C.

Con Cut si intende il taglio del diamante, che è un elemento molto importante delle 4 C. Infatti questo determina la luminosità della pietra e, di conseguenza, la bellezza del diamante. Per praticare un taglio di qualità è necessario rispettare le proporzioni in maniera corretta, valutando diversi aspetti della struttura della gemma.

Il Color, ovviamente, sta per il colore del diamante. Più il diamante risulta privo di colore, più questo risulterà pregiato e raro. Ciò non significa, però, che i diamanti dal colore intenso non sia di valore, dato che in natura esistono molte varianti di questo pietra preziosa.

Con Clarity si intende la purezza del diamante. Infatti tutte le gemme contengono delle piccole inclusioni interne, che possono avere natura o entità diverse. Queste piccolissime imperfezioni possono andare ad interferire con il passaggio della luce all’interno della pietra, andandone a condizionare l’aspetto generale.

Infine c’è il Carat, ovvero il peso del diamante. Il peso dei diamanti viene misurato attraverso i carati, una particolare unità di misura che viene utilizzata sin dall’antichità. Ad oggi è assegnato ad un carato il valore convenzionale di 0,2 grammi. In natura è molto difficile trovare gemme di grandi dimensioni, quindi maggiore sarà il peso, maggiore sarà il valore del diamante.

Banco Diamanti acquista i tuoi diamanti

Avete molti gioielli vecchi e non sapete cosa farvene? Banco Diamanti vi aiuterà proprio in questo, infatti nel nostro negozio è possibile vendere le proprie gemme a quotazioni reali e, soprattutto, in contanti. Banco Diamanti, però, non si occupa solamente dell’acquisto dei vostri diamanti con il giusto valore, ma si impegna anche nella vendita di una vasta gamma di diamanti, assicurandovi la presenza di pezzi davvero rari e unici. La nostra mission, infatti, è proprio quella di creare una grande rete di compravendita di diamanti, mettendo la qualità del servizio e la quotazione reale come elementi di prima importanza. Se avrete intenzione di visitare il nostro negozio, potrete essere tranquilli di trovare una vasta scelta di diamanti.

Acquistare diamanti come investimento

Insieme all’oro, il diamante è il materiale più indicato per effettuare un investimento sicuro e longevo. Il mercato dei diamanti, nonostante il suo essere decisamente profittevole, risulta essere una forma di investimento ancora poco sfruttata, dato che sono ancora in pochi a riconoscere le potenzialità di questo materiale. Il diamante risulta una delle migliori forme di investimento grazie a particolari fattori che ne favoriscono il mercato, come il completo anonimato che garantisce a compratore e venditore, la sua non danneggiabilità (garantita dall’estrema durezza del materiale) e il suo essere facilmente scambiabile in qualsiasi paese del mondo. Inoltre non bisogna sottovalutare che parliamo di un oggetto evergreen che è sempre di moda, quindi non bisogna escludere un futuro utilizzo come accessorio per il proprio abbigliamento. Infine l’alta quotazione assicura un profitto durevole e assicurato.

Non bisogna sottostimare le molteplici possibilità che i diamanti possono garantirvi, soprattutto a livello economico.
Se hai intenzione di vendere il tuo diamante non esitare a contattare Banco Diamanti!

Classificazione diamanti da investimento

Quando si sceglie un diamante da investimento, é necessario essere sicuri di aver individuato la pietra migliore, quella che avrà maggiori opportunità di vedere il suo valore crescere nel tempo. Ecco quali sono le caratteristiche dei migliori diamanti da investimento da acquistare.

Che cos’è la classificazione dei diamanti
Classificare i diamanti vuol dire catalogarli per la loro qualità e per il valore, dando loro un prezzo sul mercato sia per l’acquisto che per la vendita. Si tratta di un’operazione molto importante che serve per capire se la pietra scelta è effettivamente di qualità, e destinata dunque a vedere aumentare il suo valore nel tempo, oppure si tratta di un diamante di scarso valore, molto bello da vedere ma non in linea con i principi di un investimento. Non tutti i diamanti, infatti, sono destinati ad essere utilizzati come investimento al riparo dalle fluttuazioni dei mercati: molto spesso, quando sono di qualità più bassa, vengono utilizzati per il confezionamento dei gioielli, operazione nel quale conta di più la grandezza e il taglio che non la purezza.
Ma come viene effettuata tecnicamente una classificazione dei diamanti? Innanzitutto si deve contare sulla collaborazione di un laboratorio di grande competenza, che abbia al suo interno le professionalità giuste per eseguire perizie gemmologiche molto approfondite. Inoltre è necessario prendere in considerazioni tutti gli aspetti che compongono un diamante e spesso non è possibile farlo ad occhio nudo ma occorre la strumentazione necessaria per coglierne gli aspetti più profondi.

L’importanza delle 4C del diamante
Per la classificazione dei diamanti si devono prendere in considerazione quelle che sono definite le 4C dei diamanti. Le C stanno ad indicare le iniziali dei termini anglosassoni cut, carat, charity e colour che sono esattamente il taglio, il carato ossia la grandezza, la purezza e il colore: una pietra di qualità ha un buon bilanciamento fra questi quattro elementi e presenta comunque un buon livello di purezza, ossia di assenza di inclusioni. Le inclusioni sono delle piccole imperfezioni che si presentano all’interno della pietra durante la sua formazione: sono del tutto normali, visto che il diamante è una pietra naturale, ma allo stesso tempo minori inclusioni ci sono, più pura è la pietra e maggiore sarà il suo valore complessivo. Se nell’ambito dell’acquisto o della vendita dei diamanti da investimento la purezza è sicuramente un elemento fondamentale per la scelta finale, lo stesso non si può dire per la sua caratura, un metro di valutazione che di solito viene preso in considerazione soprattutto per quanto riguarda i diamanti da gioielleria. La caratura incide in qualche modo sul valore della pietra? Certamente ma non nel modo in cui la maggior parte delle persone immagina.

Che cos’è la caratura dei diamanti in vendita
La caratura è il termine che viene definito per valutare la grandezza di un diamante, non in termini di misure ma piuttosto di peso: un carato, infatti, equivale a circa 0,20 grammi e serve per quantificare le dimensioni stesse della pietra. La caratura del diamante influisce molto sul suo prezzo perché ovviamente più sono numerosi i carati, maggiore è la sua grandezza e più rara è la pietra da trovare in natura. Tuttavia non è detto che all’aumentare di un carato, ossia 0,20 grammi, aumenti significativamente anche il prezzo perché sui mercati internazionali viene fissato il prezzo per fasce di caratura: ad esempio fra un diamante di 0,48 oppure 0,49 grammi può non esserci alcuna differenza di costo mentre fra uno di 0,49 e un altro di 0,50 la differenza di prezzo può essere anche di oltre 2mila euro. Per riuscire ad orientarsi in questo mondo esiste un documento ufficiale settimanale che si chiama Rapaport Diamond Report e che viene da tempo considerato alla stregua di un listino prezzi ufficiale per quanto riguarda il costo dei diamanti. Per un neofita del settore, però, il rapporto potrebbe naturalmente essere di difficile comprensione ma è possibile ricorrere all’aiuto di esperti del settore per riuscire non solo a classificare il diamante in proprio possesso ma anche a quantificarne il valore.

A chi rivolgersi per investire in diamanti
Chi vuole vendere diamanti da investimento oppure è alla ricerca di una buona pietra da acquistare per farne crescere il valore nel tempo, sicuramente potrà rivolgersi ad IGR Diamanti Roma, un punto di riferimento nel panorama romano. Questa realtà è un vero e proprio laboratorio di gemmologia che negli ultimi dieci anni ha saputo affiancare la sua clientela in questo affascinante ma complesso mondo dei gioielli. IGR offre, infatti, sia ad un pubblico di privati che di professionisti del settore molti servizi all’avanguardia, forte di un laboratorio dotato delle migliori attrezzature del settore e di uno staff di esperti gemmologi in grado di eseguire perizie gemmologiche e classificazioni dei diamanti sempre precise e puntuali. IGR Diamanti Roma è anche uno dei pochi operatori in Italia autorizzato ad effettuare il rilascio dei certificati di qualità dei diamanti, una documentazione ufficiale che viene rilasciata dopo un’attenta perizia gemmologica e che serve a dare più valore alla pietra. Grazie ad IGR ogni esperienza di investimento in diamanti sarà sempre felice perché non si tratta del classico compro diamanti da montare ma di un vero e proprio centro di eccellenza impegnato nella classificazione delle pietre preziose.

Costruire campo padel: costo e preventivi

Il padel, noto anche come paddle, è uno sport relativamente nuovo che sta riscuotendo sempre più successo negli ultimi anni.
Investire nella costruzione di un campo di questo genere comporta parecchi vantaggi, soprattutto economici, e richiede anche meno spazio a disposizione rispetto ad altre attività.

Esistono parecchie ditte a cui può essere affidato questo lavoro.
Esse si occupano di tutta la progettazione sin dall’inizio, offrendo pacchetti che prevedono direttamente la consegna chiavi in mano.

I campi padel possono essere fissi o mobili, indoor o outdoor, a seconda delle diverse scelte effettuate, naturalmente, varierà il prezzo e il tempo di realizzazione.
E’ fondamentale seguire la corretta burocrazia, rispettando le normative vigenti, al fine di evitare future ed inaspettate responsabilità civili o penali.
Le imprese che prendono in carico tali servizi, conoscono bene tutte le procedure da seguire, i materiali da utilizzare, le dimensioni da rispettare e tutto il resto.

Quanto costa costruire un campo padel?

Il campo padel consente di risparmiare diverse spese di manutenzione e di attrezzature, rispetto ad altri tipi di sport, per questo, sempre più persone decidono di fare un investimento di questo genere, puntando ad una sua possibile e continua diffusione nei prossimi anni.

Dopo aver ottenuto i permessi e le autorizzazioni necessarie, occorre rivolgersi ad un team di esperti nel settore, per fare in modo che l’esecuzione dei lavori avvenga in maniera corretta.
I materiali da utilizzare devono essere resistenti e di buona qualità, garantendo una durata di almeno quindici/venti anni, capaci di resistere anche agli agenti atmosferici in ambienti esterni.

Quindi, in linea generale la costruzione di un campo padel si aggira da una cifra di 30.000 a 35.000 euro, che include tutto l’iter formativo, dalla progettazione all’apertura del campo.
Altre ditte, propongono invece un budget di circa 25.000, garantendo comunque degli ottimi servizi.
Bisognerebbe sospettare di somme inferiori, perchè si potrebbe trattare di servizi incompleti quando non addirittura inesistenti, offerte ideate appositamente per attirare i clienti con il risparmio, ma nel tempo, l’eventuale mancanza di rispetto verso alcune leggi potrebbe essere punita con severe sanzioni.
A fare la differenza saranno anche gli elementi che caratterizzano il campo padel, ovvero i pavimenti, le pareti, l’illuminazione, e così via.
Dunque, non esiste un prezzo univoco, in quanto entrano in gioco numerosi fattori che incidono sulla somma finale.

Cosa fare per richiedere un preventivo per un campo padel?

Il preventivo rappresenta un’ottima soluzione per non compiere delle scelte affrettate di cui ci si potrebbe pentire in un secondo momento. In questo modo si ha la possibilità di contattare diverse imprese, tenendo conto dei diversi servizi offerti e comparandoli tra loro, scegliendo il migliore rapporto qualità-prezzo e per farsi un’idea dei costi orientativi.
I professionisti sono al servizio degli utenti in qualsiasi momento.
I preventivi sono totalmente gratuiti, possono essere richiesti tramite il web, compilando il form con tutte le informazioni necessarie, in merito alla tipologia e al luogo in cui si decide di costruire il campo padel.
Dopo aver eseguito tale operazione, i professionisti si occuperanno di visionare i vari progetti, occupandosi di contattare personalmente i clienti, presentando le loro proposte senza imporre alcun tipo di vincolo.

Perché scegliere un termometro bimetallico in un pozzetto termometrico

Termometri bimetallici - applicazioni Tra le molte categorie di termometri, quelli bimetallici offrono garanzia di misurazione e affidabilita’ in tutti quei campi dove il mercurio è vietato ad esempio quello farmaceutico, quello alimentare o impianti petroliferi.
Inoltre offrono buone prestazioni e rilevazioni immediate e allo stesso tempo facilita’ di pulizia e manutenzione.
La scelta molto spesso su questo tipo di termometri si basa sul utilizzo che andremo a fare, solitamente di rilevazione basata sulla dilatazione interna dei materiali termometrici.
Il principio di funzionamento, è basato sulla diversa dilatazione che hanno i materiali come risposta al calore; in questo caso il bimetallo è rappresentato da due strisce di metallo collegate fra loro. Essendo vincolate in modo permanente le due lamelle una volta esposte a variazioni di temperatura, tendono a muoversi flettendosi e inarcandosi, seguendo una particolare curva.
Questo movimento genera una rotazione delle lamelle su se stesse, che viene indicato dalla scala graduata riportata sul quadrante.
La struttura del termometro è formata da un quadrante a cui è fissata una molla che funge da elemento termometrico, essa viene introdotta in un bulbo al quale viene fissata una estremita’.
L’altra parte resta libera e collegata all’indice termometrico generando un campo di misurazione tra i -70 gradi e i + 600 C.

Trovano impiego in molti settori industriali di trasformazione, dal settore chimico e petrolchimico dove i termometri devono per normativa non contenere mercurio o altre sostanza liquida. Dove resistenza e facilita’ di lettura sono caratteristica fondamentale ed essenziali per garantire letture semplici e veloci.

Costruiti in materiali isolanti e resistenti, come l’acciaio inox, garantiscono un grado di protezione molto elevato, rendendoli perfetti per l’impiego industriale intenso dove l’ambiente di lavoro risulta esser aggressivo. Ad esso viene collegato il pozzetto termometrico, esso ha la funzione di proteggere i sensori di temperatura come termocoppie, termistori e termometri bimetallici dai danni provocati da pressione eccessiva, velocità del materiale e corrosione. Inoltre ha la funzione di prolungare la vita di servizio del sensore, e garantire la sostituzione senza dover svuotare il sistema. Di diverse sezioni e diverse tipologie di costruzione che possono esser a tubo o barra piena, per poter garantire l’impiego in ogni tipo di neccesita’ industriale. Nella costruzione di impianti vengono impiegati pozzetti termometrici abbinati a termometri bimetallici per il facile funzionamento e la possibilita’ di misurazione diretta.

Riassumendo, possiamo definire il termometro bimetallico come lo strumento ideale all’utilizzo nell’industria di processo, dove vibrazioni e ambienti di lavoro critici per pressione e temperatura necessitano di strumenti robusti e direttamente collegabili tramite sezioni e pozzetti termometrici. Solitamente hanno quadranti circolari e bombati, in modo da evitare errori di parallasse nella lettura della temperatura e costruiti con materiali resistenti a calore e pressione come l’acciaio inox.
Trovano impiego anche in applicazioni civili, come caldaie o accumulatori di vapore, dove la precisione di rilevazione non è la caratteristica principalmente richiesta.
Dagli impianti di condizionamento civile e industriali i termometri bimetallici basano la loro forza nella semplicita’ di lettera e sul principio di funzionamento, ovvero la dilatazione termica delle lamelle che compongono il cuore del sistema misurante.
A seconda del grado di protezione (IP) i termometri possono trovare impiego in svariati settori industriali dal tessile al petrolchimico, e di trasformazione gassosa. Abbinandoli a liquidi dissipatori viscosi permettono un impiego anche in ambienti dove presenti forti vibrazioni e forti pressioni.

Resistenza, basso costo di manutenzione, semplicita’ di lettura ecco le caratteristiche dei termometri bimetallici, che consentono solo letture sul posto limitandone l’impiego civile. Negli impianti industriali è importante garantire: continuita’ di lettura, facilita’ d’installazione, e se necessaria la possibilit’ di sostituzione con impianto carico, sempre garantendo prestazioni ottimali anche in ambienti industrialmente impegnativi.

Viaggio alla scoperta dell’entroterra sardo

barbagiaL’entroterra sardo è al di fuori delle rotte frequentate dal turismo di massa che predilige invece le coste dell’isola: si tratta tuttavia del cuore della Sardegna, un luogo dove si trovano ancora molte delle tradizioni locali.

Si caratterizza per la grande pianura del Campidano e per i massicci montuosi interni: la prima si estende per oltre 3000 chilometri quadrati nella parte meridionale dell’isola ed è stata la ragione per cui la Sardegna fu considerata fino al Settecento uno dei granai d’Europa. A differenza della pianura sarda, aperta agli influssi stranieri, le montagne dell’entroterra hanno conservato ancora oggi molti tratti della cultura tradizionale e sono il mondo della pastorizia e della transumanza. In particolare la Barbagia, il compatto massiccio del Gennargentu, appare come un mondo arcaico: la Sardegna centrale è sempre stata vista come un mondo a sé, slegata dalla dalle coste e dalla pianura. Questo è vero solo in parte, ma non si può negare che le montagne presentino una difficoltà di accesso abbastanza marcata e una circolazione interna limitata.
Ciò ha portato alla costituzione di comunità molto isolate nelle vallate incassate nei massicci interni: queste poi hanno originato i piccoli paesini dell’entroterra dove ancora oggi si respira un’aria di passato e tradizioni. In particolare la Barbagia é caratterizzata dal fatto di essere divisa dal punto di vista geografico e culturale in quattro zone, ognuna con caratteri propri e con un capoluogo storico-tradizionale. Oggi questi centri hanno perso importanza a favore di Nuoro, ma mantengono le loro tradizionali feste e costumi locali.

Ad esempio Atzara è uno dei centri della regione del Mandrolisai (la parte nord-occidentale della Barbagia) in cui sono maggiormente sentiti gli usi e costumi della tradizione sarda popolare: qui si producono artigianalmente i tappeti più belli dell’isola, decorati con figure geometriche o con scene di vita quotidiana molto colorate.

Fuori dal centro di Austis si trova il villaggio nuragico S’Urbale, una testimonianza fondamentale sulla vita in Sardegna durante l’età del bronzo: è formato da una cinquantina di capanne con i muri a secco e di forma circolare e vi sono state rinvenute molte ceramiche decorate. A poca distanza sorgono altri due villaggi nuragici, quello di Abini e quello di Oseli.

Mamoiada è invece famosa per le sue maschere degli Issohadores e dei Mamuthones, che sfilano durante il carnevale tradizionale: l’evento ha inizio il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate e vede la preparazione della su papassinu nieddu, focaccia con uva passa, mandorle, miele, e noci. Martedì grasso poi si svolge la processione dei Mamuthones accompagnati dal suono di campanacci e dalle tradizionali danze a cerchio che continuano fino a sera. Un altro tradizionale carnevale degno di nota è quello di Orodda: termina il Mercoledì delle Ceneri e vede la processione di un pupazzo chiamato il Conte che è il responsabile di tutti i mali del paese. Alla fine viene sottoposto a un processo e impiccato o bruciato.

Infine Tonara, composta da quattro frazioni, è il luogo di produzione più noto dell’eccellente torrone sardo, un dolce arrivato fino a noi seguendo le stesse tecniche di lavorazione di due secoli fa.
Per spostarsi da un luogo all’altro dell’entroterra si consiglia di prendere il Trenino Verde: si tratta di uno dei modi più attraenti, caratteristici e inusuali di scoprire la Sardegna. Le linee sono quattro, ognuna con proprie caratteristiche specifiche: si consiglia di prenotare per essere sicuri di avere un posto sulle splendide carrozze d’epoca del treno. È un servizio turistico a velocità moderata che si muove all’interno di un territorio fantastico e da cui si può godere una vista splendida.

Infatti l’entroterra della Sardegna si caratterizza per essere ricchissimo di bellezze naturali straordinarie e perché vi vivono specie vegetali e animali autoctone che non si trovano da nessun’altra parte. Ad esempio sono specie uniche il muflone, l’avvoltoio nero, il grifone, la testuggine terrestre, la pernice rossa e l’asinello sardo. Per proteggere questo straordinario patrimonio naturale sono state create numerose aree protette: la più importante è il Parco Nazionale del Gennargentu e Golfo di Orosei, che ospita alcuni dei luoghi più selvaggi d’Italia e in cui vivono anche il falco pellegrino, l’aquila reale e il falco della regina.

Come restaurare un mobile intarsiato

panca intarsiataL’arte del restauro mira a riportare in vita mobili ed oggetti di uso comune, rispettando la loro provenienza e la loro composizione originale. Un restauro ben eseguito può realmente donare una seconda vita ad elementi abbandonati, mal tenuti e rovinati, riportandoli agli antichi fasti e convertendoli in oggetti ed elementi pronti per essere nuovamente impiegati nella vita di ogni giorno.

L’arte del restauro si basa su lunghi e profondi studi, i quali riguardano la storia dell’elemento da restaurare. Con la parola storia si intendono molte sfumature che riguardano l’elemento, dal suo inserimento nel tessuto sociale, fino all’impiego di determinati materiali di costruzione, disponibili in quel definito periodo storico. Un bravo restauratore deve quindi considerare ogni aspetto che interessa il mobile da lavorare, per mettere in pratica un’opera rispettosa del passato, ma votata a donare un futuro nuovo e radioso all’oggetto che sta lavorando.

Questi fondamentali aspetti preventivi sono particolarmente visibili nel caso di mobili intarsiati. Gli intarsi sono pregiati decori che accompagnano l’estetica di mobili appartenenti ai più diversi periodi storici. La loro salvaguardia deve essere accompagnata da una serie di procedure attente e delicate, mirate a far emergere la loro bellezza nel presente donando un aspetto e una funzionalità nuova all’insieme stilistico del mobile. Vediamo assieme quali sono i passi basilari da compiere al fine di restaurare con cura un mobile intarsiato.

1- La prima operazione da fare risiede nell’attenta valutazione dell’oggetto. Molte sono le domande che ci si deve porre al fine di un restauro attento e preciso. Fra esse si annoverano le seguenti:
– A quale periodo storico appartiene l’oggetto o il mobile?
– Quali sono i materiali usati per la costruzione della struttura?
– Quali tipologie di ferramenta sono state impiegate?
– Quali erano le tecniche di lavoro in vigore al tempo?
Queste semplici domande sono la base dalla quale partire per agire in modo competente, procurandoci i giusti materiali e i giusti componenti che ci serviranno durante le varie fasi del restauro. La passione di un bravo restauratore si valuta da questi aspetti preventivi, i quali mirano a rispettare la storia e il vissuto degli elementi che stiamo lavorando.

2- La prima operazione pratica nel restauro di un mobile intarsiato risiede nello smontare la ferramenta presente nel mobile. Dalle maniglie fino alle serrature e alle cerniere, gli elementi metallici devono essere tolti e valutati attentamente. Se il loro stato si presenta buono, essi possono essere sottoposti a pulitura e ad una conseguente lucidatura, con l’accortezza di controllare il corretto funzionamento di ogni minimo componente strutturale.

3- Segue, a questo punto, la rimozione della lucidatura vecchia non originale, la quale può avvenire con l’impiego di alcool a 94°. L’alcool è un prodotto utile e rispettoso delle superfici, in quanto ci permette di togliere solamente le sezioni che desideriamo senza intaccare la totalità della superficie del mobile. Non solo, in quanto l’alcool a 94° rappresenta una valida alternativa all’uso di solventi o di prodotti abrasivi troppo aggressivi. La fase relativa alla pulitura è di fondamentale importanza, in quanto rivela lo stato di salute del mobile. Possono infatti essere evidenziate sezioni danneggiate, oppure risaltare parti che hanno precedentemente subito delle opere di restauro. L’occhio attento del bravo restauratore può quindi comprendere se il mobile necessità di determinate procedure e se precedenti opere di restauro devono essere rimosse. Pulendo con alcool la superficie del mobile si salvaguarda in modo semplice e profondo l’originalità del mobile, per cui consigliamo vivamente di usare il prodotto in questa delicata fase del restauro.

4- A questo punto dobbiamo operare sugli intarsi danneggiati. Molte sono le tecniche attuabili, dal riempimento di sezioni danneggiate fino al carteggio e alla pratica di sanare gli intarsi da eventuali graffi o variazioni cromatiche. Ogni intarsio deve essere analizzato con cura e trattato con le metodologie più consone al suo restauro.

5- Ora che abbiamo completato il restauro dei preziosi intarsi è giunto il momento di dare vita alla definizione estetica del mobile. A questo punto ci si deve chiedere quale sarà la funzione del mobile, ovvero se esso vivrà una vita ‘attiva’ oppure sarà delegato ad una pura funzione estetica. In base alle risposte, dovremo agire di conseguenza, apportando eventuali modifiche di uso e rendendo ogni componente facile da impiegare nella vita di ogni giorno. Non solo, in quanto si dovrà meditare sul luogo di inserimento del mobilio, riflettendo sulle variazioni di temperatura e di clima del luogo che si appresta ad accoglierlo. A tal fine l’impiego di trattamenti anti tarlo e di vernici adatte diventano una logica conseguenza. Il risanamento della ferramenta, oppure il cambiamento totale se i pezzi si presentano inutilizzabili, sono le complementari azioni da mettere in atto, per rendere il mobile completo e dotato di ogni elemento originariamente incluso nella sua struttura.

La scelta di affidarsi a bravi restauratori è la porta che apre un’opera mirata a riportare il nostro mobile all’originaria bellezza. Un restauro accurato, soprattutto in presenza di pregiati intarsi, può infatti dare vita a sorprendenti risultati finali, dove il mobile acquista caratteristiche estetiche di pregio e può ricominciare a svolgere l’importante funzione per il quale, un tempo, era stato creato.

Perchè è importante rivolgersi a veri restauratori

antiquariatoIl restauro è un’arte antica le cui tecniche, tramandatesi inalterate fino ad oggi e attualmente valorizzate dal supporto di strumenti d’avanguardia, permettono a mobili e oggetti di ritrovare il loro splendore originario. Che si tratti di preziosi pezzi unici o di beni dal valore quasi esclusivamente affettivo, è di fondamentale importanza affidarli alle mani di esperti qualificati, dotati di tutte le competenze necessarie per trattare ogni manufatto con la cura e l’attenzione che merita. A differenza delle epoche passate, nelle quali il lavoro di restauro coincideva spesso con la semplice riparazione del mobile o con il suo “aggiornamento” in conformità al gusto e alle tendenze del momento, l’odierna attività del restauratore consiste nel recuperare, riparare e conservare non soltanto il materiale ma anche il design, lo stile e l’atmosfera con il quale quello stesso pezzo è stato forgiato: a questo scopo sono necessari una grande precisione e l’impiego di un ricco e complesso ventaglio di metodologie.

Talvolta il ricorso al restauratore è motivato dalla volontà di ripristinare la funzionalità del mobile e la sua primitiva freschezza unicamente allo scopo di poterlo riutilizzare come pezzo d’arredamento. In altri casi, invece, ciò che spinge il proprietario di un mobile o di un complemento d’arredo a richiederne il recupero è l’intenzione di immetterlo sul mercato per realizzare un cospicuo guadagno. Per tutte queste ragioni, è sempre indispensabile scegliere una bottega artigiana in grado di offrire determinate garanzie: il vero restauratore, infatti, non è un semplice “riparatore” ma un vero e proprio artista capace di lavorare ogni tipo di materiale ( legno, vetro, ceramica, metallo) e di conoscere a fondo epoche e stili. E’ una mente flessibile e altamente creativa, la cui perizia può anche prevedere soluzioni originali in caso di oggetti molto danneggiati dei quali risulta impossibile mantenere l’aspetto e la struttura iniziale: è il caso delle lampade ad olio trasformate in lumi elettrici, o delle ante in vetro sottoposte ad una minuziosa e certosina ricostruzione per tramutarle in ante di legno.

Molte delle botteghe di restauro più antiche e prestigiose si trovano ancora oggi nel centro storico di Roma, e si contraddistinguono per l’alta specializzazione nel settore della falegnameria e dell’ebanisteria, per la grande creatività e per le profonde conoscenze di carattere storico e merceologico. Mettono a disposizione la loro professionalità per un gran numero di figure e di enti dediti alla conservazione e alla tutela dei beni culturali come musei, case d’asta, ambasciate, antiquari e collezionisti. Ciò fa della loro attività un contributo prezioso alla salvaguardia del patrimonio storico e artistico sia nazionale che internazionale, e conferisce alla professione del restauratore una valenza essenziale.

restauroQuello del restauro è quindi un settore in continua crescita, grazie anche ad una maggiore sensibilizzazione del pubblico nei confronti dei beni, sia mobili che immobili, che sono stati testimoni della nostra storia e che rappresentano per l’umanità un valore da conservare e rispettare. Ecco perché il mestiere del restauratore può offrire alle nuove generazioni nuovi sbocchi lavorativi nei quali la realizzazione professionale si fonde alla passione per l’arte e per la bellezza. E’ una professione varia e ricca di soddisfazioni, frutto di accurati e specifici studi e di una lunga pratica “sul campo” che permette di affinare giorno dopo giorno l’abilità tecnica e il gusto artistico. Anche se le metodologie fondamentali sono rimaste immutate nei secoli, questa particolare attività artigianale si avvale oggi di nuovi macchinari e di raffinate strumentazioni che rendono le diverse fasi del lavoro manuale molto più rapide e agevoli, consentendo anche di ottenere una maggiore precisione nel risultato finale. Anche i prodotti comunemente usati nel restauro dei mobili, come le vernici, gli stucchi, le cere e i rimedi antitarlo, hanno raggiunto formulazioni sempre più efficaci e mirate per pulire, sverniciare, riparare, nutrire ed eseguire al meglio tutte le operazioni di finitura. Ma se prodotti d’alta qualità, raffinate tecniche e strumenti d’avanguardia sono il supporto indispensabile per poter svolgere in maniera ottimale questo difficile ed affascinante mestiere, c’è un requisito fondamentale che non deve mai mancare nella bottega dell’autentico restauratore: l’amore, la passione per il proprio lavoro e per l’oggetto antico, un “valore aggiunto” dal quale non è possibile prescindere se si desidera diventare un vero professionista del settore.

Ogni mobile d’antiquariato è, per l’artista del restauro, un oggetto prezioso che il trascorrere del tempo ha momentaneamente offuscato, e che attende da mani amorevoli e sapienti di essere riportato alla sua luce naturale.

Mobili antichi, come chiudere i buchi dei tarli

mobile tarlatoSe notate che alcuni mobili antichi in vostro possesso iniziano a tarlarsi dovete immediatamente correre ai ripari prima che gli insetti se li divorino completamente, lasciandovi solamente una manciata di segatura.

I tarli si nutrono esclusivamente delle sostanze che sono contenute all’interno della polpa del legno ed è buona norma contrastare i loro attacchi appena ci si accorge della loro fastidiosa presenza. Tutti i trattamenti atti a debellare questi insetti xilofagi però, non sono definitivi. Infatti a distanza di anni, i tarli possono tornare ad attaccare lo stesso pezzo di mobilia ed è necessario intervenire nuovamente con ulteriori trattamenti specifici.
Le larve dei tarli crescono grazie al nutrimento che trovano nelle fibre del legno sia lavorato che grezzo, in genere preferiscono “mordicchiare” i legni ben asciutti, indipendentemente dall’età. Quasi tutte le tipologie di legno sono attaccabili da questi insetti ad eccezion fatta del pino marittimo e del castagno, questi non sono fra i loro preferiti, perché la parte più interna è molto dura e non riescono a penetrarla con facilità. In compenso però fanno incetta della corteccia e degli strati più superficiali, riducendoli in polvere in breve tempo.

Esistono diverse specie di tarli che si distinguono a seconda delle dimensioni e dei tempi biologici, in linea di massima al raggiungimento della piena maturità possono avere una lunghezza compresa fra i due millimetri ed un centimetro. Questi insetti vivono la loro esistenza larvale dentro il legname che può essere lunga solo qualche mese o diversi anni, in seguito le larve divengono farfalle, si accoppiano e depongono altre uova. Le larve scavano dei tunnel all’interno del legno ed è possibile accorgersi della loro presenza, sia per le tracce di segatura che lasciano ovunque, sia per il rumore che fanno durante la loro principale attività.
I fori che si vedono sulla superficie dei mobili sono il sintomo più palese dell’attacco dei tarli. Se ci sono buchi caratterizzati da un contorno molto netto di una tonalità di colore molto chiara significa che i tarli sono usciti da poco dal legno ed è probabile che altre larve siano ancora chiuse all’interno del mobile. Invece se si notano fori più frastagliati e scuri in parte occlusi dalla polvere significa che il legno oramai è stato abbandonato dagli insetti da parecchio tempo.

I fori vecchi si possono chiudere con dello stucco a base di cera solida avente un colore del tutto paragonabile a quello del legno che si sta restaurando. Se i tarli invece hanno seriamente danneggiato la struttura portante come ad esempio i piedi dei tavoli, è necessario eseguire un’operazione leggermente più complessa. In alcuni casi, è sufficiente iniettare nei buchi una soluzione di colla vinilica e acqua, in modo tale da riempire le gallerie scavate dagli insetti e solidificare la struttura, per le parti più compromesse, questa operazione va ripetuta diverse volte, fino a quando la colla non si abbasserà di livello asciugando.
Se i tarli si trovano ancora all’interno del legname, è indispensabile effettuare uno specifico trattamento a base di un insetticida specifico, facilmente reperibile in commercio nei negozi specializzati o nelle ferramenta. Prima di procedere con il trattamento, il legno deve essere pulito bene, è necessario eliminare eventuali residui di polvere e altra sporcizia, successivamente bisognerà cospargere l’intera superficie dell’oggetto in questione, con il prodotto, adoperando un pennello. L’operazione deve essere eseguita con estrema cura, soprattutto nelle zone non verniciate poichè il legno è più poroso.
In un secondo momento il medesimo liquido deve essere iniettato all’interno di ogni foro, in modo tale che le fibre vengano “avvelenate” e rese immangiabili per i tarli.
L’intero mobile oppure tutte le parti smontabili che lo costituiscono, devono essere messe all’interno di contenitori a tenuta stagna in modo da creare attorno a loro un ambiente saturo di sostanze nocive per gli insetti infestanti.

Questa fase del trattamento deve durare perlomeno un paio di settimane, dopodiché il mobile dev’essere esposto all’aria fino a quando l’odore dell’antitarmico non sarà scomparso.
Il procedimento appena spiegato non ha alcuna efficacia sulle uova quindi è necessari verificare che in estate non si presentino nuovi fori. In caso contrario il trattamento va ripetuto integralmente.

Se il mobile antico attaccato dai tarli è di gran pregio ed ha un elevato valore artistico è indispensabile rivolgersi ad un esperto del settore per scongiurare il pericolo di commettere errori difficili da rimediare in un secondo momento. Uno dei metodi più efficaci adoperati dai restauratori è quello che prevede l’utilizzo di fumi tossici. Questi fumi penetrano a fondo nelle fibre del legno e riescono ad uccidere sia le larve che le uova.
Altri invece preferiscono adoperare le camere a gas o a depressione per eliminare il problema. Sono tutti metodi molto costosi e vale la pena utilizzarli se i mobili sono di valore.

Come fare per pulire e lucidare un mobile antico.

Un mobile antico è particolarmente pregiato quando si trova in buone condizioni e non si presenta opacizzato o con colori spenti. Tra i vari mobili antichi, ci sono quelli rifiniti a cera e con lucidatura a tampone. Le caratteristiche di quest’ultima sono subito evidenti; infatti, si tratta di mobili lucidi a specchio, che esaltano le tonalità e le venature del legno specie quando hanno radiche pregiate come mogano, tuja e palissandro. La lucidatura a tampone (se il mobile è piuttosto vecchio) perde il suo splendore ma, è possibile ridargli tono con l’applicazione di una nuova mano di alcool e gommalacca che sono gli elementi fondamentali per questo tipo restauro. 

La lucidatura a tampone è quindi l’insostituibile sistema che possa esistere; la sua applicazione richiede soltanto pochi materiali come l’alcool, la gommalacca (a scaglie), un tampone fatto artigianalmente, olio di lino e pomice in polvere. Il resto è un gioco di braccia e di muscoli. La lucidatura a tampone, infatti, diventa sempre migliore, man mano che si procede con la finitura. Restaurare un mobile antico con questa tecnica richiede quindi dei passaggi fondamentali. Bisogna innanzitutto rimuovere la vecchia patina, portando a nudo il legno che in genere e di rovere impiallacciato con piuma di mogano, e nei casi più pregiati con il palissandro. Il primo passo è usare uno sverniciatore (applicabile a pennello), che scioglie l’alcool e la gommalacca preesistente fino a poterle asportare con una spatola. A questo punto dopo eventuali altri interventi di restauro quali incollature di pezzi staccati o crepe (usare colla di pesce o di coniglio), si procede con il lavoro che conduce alla finitura a tampone. Con della carta abrasiva, si leviga la superficie per eliminare i residui di gommalacca. Le carte abrasive sono disponibili di diverse grane e secondo l’entità del danno, si può scegliere quella più indicata. Per evitare inoltre di fare dei solchi o creare degli avvallamenti, la carta va incollata su un pezzo di legno liscio e perfettamente in piano, in modo da poterla utilizzare perfettamente perpendicolare al piano del mobile. A questo punto, va usata una spugna leggermente bagnata in acqua, allo scopo di asportare la segatura che si è nel frattempo accumulata a seguito della fase di carteggio. Il mobile adesso è pronto per essere trattato e rifinito a tampone. Per prima cosa a pennello si applica dell’olio di lino, e si lascia in posa per una buona mezz’ora, per poi passarne un’altra mano. Questa è una fase importante poiché il legno, vecchio e disidratato, ha bisogno di nuova linfa e l’olio di lino è il prodotto migliore. 

Adesso,si può passare alla preparazione del tampone che serve anche per stendere l’olio di lino sulle superfici interessate. Si tratta di un ritaglio di tela di circa 10 x 10 centimetri in cui viene arrotolato un batuffolo di cotone. Nel caso specifico, si procede con la spalmatura dell’olio di lino, agendo con il tampone e premendolo leggermente sulla superficie del tavolo in forma ellittica, per evitare striature. La pomice è un ottimo elemento per smerigliare la superficie e renderla liscia e setosa. Inoltre il tampone va continuamente imbevuto nell’olio di lino ogni qual volta, si asciuga e a ogni passata, bisogna poi aumentare la pressione sul piano da lucidare. L’applicazione del colore originale del legno, viene in genere fatta con aniline, ricavate in modo naturale dal legno stesso, quindi sono disponibili tutte le tonalità comprese quelle pregiate. Dopo averla sciolta in alcool, si applica a pennello e si lascia essiccare. Una seconda mano è tuttavia necessaria per poterla far diventare compatta. Soltanto adesso s’interviene con il tampone, imbevuto in una miscela di alcool e gommalacca che con passate frequenti, consente di lucidare il mobile alla perfezione. Anche in questo caso, una leggera pioggerellina di pomice aiuta a levigare la superficie. La lucidatura a tampone, appare evidente man mano che si procede con il lavoro e tra una passata e l’altra, deve trascorrere almeno dodici ore, coprendo l’oggetto con un telo bianco per proteggerlo dalla polvere che si annida nell’ambiente.

Per un buon risultato occorrono almeno tre mani di alcool e gommalacca, e quando la superficie diventa simile a quella di uno specchio, va rifinita con una mano finale, utilizzando un tampone nuovo appena imbevuto in alcool in modo da rimuovere definitivamente i cristalli residui di gommalacca, e rendere la superficie definitivamente liscia e setosa. Questo lavoro non è difficile, ma è ideale per chi ha una certa dimestichezza con l’arte del restauro e del bricolage, e non adatto per i principianti. In questo caso il consiglio migliore è quello di affidarsi a esperti e professionisti del settore, per evitare di commettere errori irreparabili.

Scrivere per restaurare le nostre vite.